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Stefano Giardini: che cosa significa la musica senza parole? Giardini Stefano
Chi lavora nella musica dal vivo lo sa bene: un bravo musicista deve saper leggere, interpretare e suonare correttamente ciò che ha davanti. Ma anche chi fornisce lo spartito ha una responsabilità importante: consegnare il tipo di chart giusto.
Un chart musicale è qualsiasi forma di musica scritta o arrangiamento usata per comunicare ai musicisti cosa devono suonare. Può essere molto semplice, come una sequenza di accordi, oppure estremamente dettagliato, come una parte orchestrale completamente scritta.
La scelta del formato corretto dipende dal tipo di brano, dal contesto, dal livello dei musicisti e dal risultato desiderato. Un cantante che vuole una determinata introduzione, un finale preciso o una linea melodica specifica deve fornire uno spartito chiaro. Se invece il brano lascia spazio all’improvvisazione, può bastare una struttura più essenziale.
Vediamo quindi i 7 tipi di spartiti musicali più usati e quando conviene utilizzarli.
Il chord chart è uno dei formati più semplici e diffusi. Contiene gli accordi del brano, il tempo, la metrica e la struttura generale della canzone.
Di solito viene usato quando:
Un chord chart non contiene la melodia, il testo completo o le parti specifiche degli strumenti. Per usarlo bene, il musicista deve conoscere gli accordi, avere senso del tempo e saper improvvisare una parte coerente con lo stile del brano.
È molto utile in contesti pop, jazz, blues, rock, soul e musica leggera, soprattutto quando si lavora con musicisti esperti.
Lo spartito tradizionale è la versione stampata e pubblicata di una canzone. Può contenere melodia, accordi, testo, forma del brano e accompagnamento per pianoforte o chitarra.
È il formato che si trova nei negozi di musica, nei cataloghi editoriali o nei libri ufficiali degli artisti. Può essere scritto per pianoforte, chitarra, voce o altri strumenti.
Tuttavia, bisogna fare attenzione: lo spartito pubblicato non sempre corrisponde esattamente alla registrazione originale. A volte gli accordi sono semplificati, la forma è diversa o l’arrangiamento non rispecchia ciò che si ascolta nel disco.
Se serve una riproduzione fedele della versione registrata, può essere necessario fare un takedown, cioè trascrivere il brano ascoltandolo direttamente dalla registrazione.
I songbook sono raccolte di canzoni organizzate per artista, genere, periodo storico, film, musical o tema. Possono contenere molte informazioni simili agli spartiti tradizionali: melodia, accordi, testo e accompagnamento.
Il loro vantaggio principale è la quantità di brani disponibili in un unico volume. Per esempio, invece di acquistare due spartiti separati, può essere conveniente comprare un libro con decine o centinaia di canzoni.
Il limite è la praticità. I songbook sono spesso voluminosi e difficili da usare durante un concerto, soprattutto per via dei cambi pagina. Per l’uso live conviene ricopiare il brano in una versione più breve, oppure preparare una copia ordinata e leggibile per ogni musicista.
Un songbook è ottimo come fonte di riferimento, ma non sempre è il formato ideale da mettere direttamente sul leggio.
La lead sheet è uno dei formati più utili per cantanti, accompagnatori, arrangiatori e musicisti jazz o pop. Contiene la melodia principale, gli accordi e il testo del brano.
Rispetto allo spartito tradizionale, è molto più compatta. Di solito occupa una o due pagine e permette di avere sott’occhio la struttura essenziale della canzone.
La lead sheet non contiene parti complete per pianoforte, chitarra, basso o batteria. Il musicista deve quindi saper accompagnare partendo dagli accordi e interpretare correttamente le indicazioni di forma: strofa, ritornello, bridge, coda, ripetizioni e finali.
È un formato molto usato anche dai compositori, perché permette di depositare o presentare una canzone in modo chiaro e sintetico.
Il fake book è un grande libro di brani che contiene, di solito, melodia, accordi e testo. Non include parti complete per gli strumenti.
Il nome deriva dal fatto che il musicista deve “fingere” o, meglio, ricostruire la propria parte a partire da poche informazioni. In realtà, non si tratta di improvvisare a caso: serve esperienza, orecchio, conoscenza dello stile e capacità di accompagnamento.
Un fake book è molto utile per i musicisti che devono avere a disposizione un repertorio ampio durante matrimoni, serate, jam session, eventi privati o concerti informali.
Nel tempo sono esistiti molti fake book illegali, copiati senza autorizzazione. Oggi, però, esistono anche fake book legali e professionali, dedicati a jazz, pop, rock, country, colonne sonore, musical e repertori specifici.
Più brani conosce un musicista, più un fake book diventa uno strumento potente.
Il master rhythm chart è uno spartito pensato soprattutto per la sezione ritmica: pianoforte, chitarra, basso e batteria.
È una via di mezzo tra un semplice chord chart e un arrangiamento completo. Contiene gli accordi, la struttura, i ritmi principali, eventuali figure melodiche importanti, dinamiche, indicazioni di forma e, se necessario, riferimenti al testo.
Questo tipo di chart è molto usato nella musica pop, soul, funk, jazz, rock e nei contesti in cui una band deve suonare un brano in modo riconoscibile, ma lasciando comunque spazio all’interpretazione.
È particolarmente utile quando un cantante lavora con una band e vuole che il brano suoni vicino alla versione originale senza scrivere ogni singola nota per ogni strumento.
Un buon master rhythm chart permette ai musicisti di capire subito groove, struttura, accenti e momenti importanti del brano.
Quando la musica deve essere eseguita in modo estremamente preciso, si usano le parti completamente notate.
In questo caso tutto è scritto: note, ritmo, dinamiche, articolazioni, tempo, entrate, pause, cambi, segni di espressione e indicazioni specifiche per ogni strumento.
Questo formato è indispensabile in molti contesti professionali, come:
Ogni musicista riceve la propria parte individuale e deve leggerla con precisione. Qui l’improvvisazione è minima o assente, perché l’obiettivo è eseguire esattamente ciò che è scritto.
Esiste anche un formato molto diffuso tra cantanti e chitarristi: il foglio con testo e accordi.
Non è uno spartito completo, ma può essere molto pratico. Contiene il testo della canzone con gli accordi scritti sopra le parole. È utile per chi canta e si accompagna con chitarra o pianoforte.
Il problema è che spesso questi fogli sono imprecisi. Gli accordi possono essere sbagliati, incompleti o posizionati sopra parole non corrette. Per un musicista professionista, questo può creare confusione.
Sono strumenti utili per studio, prove veloci o situazioni informali, ma non sempre sono adatti a un concerto professionale.
La scelta dipende da una domanda semplice: quanto deve essere precisa l’esecuzione?
Se il brano può essere interpretato liberamente, può bastare un chord chart. Se serve una guida per voce e accompagnamento, meglio una lead sheet. Se la band deve ricreare una versione riconoscibile, un master rhythm chart è spesso la scelta ideale. Se tutto deve essere eseguito nota per nota, servono parti completamente scritte.
Il principio è chiaro: più il risultato desiderato è specifico, più lo spartito deve essere dettagliato.
Conoscere i tipi di spartiti musicali è fondamentale per cantanti, musicisti, arrangiatori e bandleader. Un buon chart permette di risparmiare tempo, evitare errori e ottenere una performance più vicina all’idea originale del brano.
La responsabilità è condivisa: il musicista deve saper leggere e interpretare ciò che ha davanti, ma chi fornisce il materiale deve consegnare uno spartito adatto alla situazione.
Un chart ben fatto non è solo un foglio di musica. È uno strumento di comunicazione tra chi immagina la canzone e chi deve suonarla.
Scritto da: Giardini Stefano
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