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Perché la musica modifica la percezione del tempo? Giardini Stefano
Perché cinque minuti possono sembrare eterni, mentre una canzone che amiamo finisce sempre troppo presto? Nel nuovo episodio del podcast Filosofia in Ascolto, Stefano Giardini affronta una domanda semplice solo in apparenza: perché la musica modifica la percezione del tempo?
L’orologio misura minuti e secondi sempre uguali, ma la nostra coscienza vive il tempo in modo molto diverso. Una melodia può farci perdere il senso della durata, riportarci a un ricordo, creare attesa o farci percepire il presente con maggiore intensità.
Partendo da Sant’Agostino, che nelle Confessioni rifletteva sul rapporto tra memoria, attenzione e attesa, il podcast arriva fino a Bergson e alle neuroscienze contemporanee. La musica diventa così un esempio perfetto per capire la differenza tra tempo misurato e tempo vissuto.
Quando ascoltiamo un ritmo, il cervello non registra solo una sequenza di suoni: costruisce aspettative, anticipa ciò che verrà e organizza l’esperienza. Per questo una canzone può sembrare volare, oppure dilatare ogni istante.
Nel nuovo intervento di Stefano Giardini, filosofia e musica si incontrano per raccontare un piccolo mistero quotidiano: forse la musica non cambia davvero il tempo, ma cambia noi mentre lo attraversiamo.
Ascolta il nuovo episodio di Filosofia in Ascolto e scopri perché la musica dà forma al tempo.